La faccia che non sei

Uno dei casi sportivi della scorsa estate è stato il passaggio di Tevez dal Manchester City ad una squadra italiana. Fin qui niente di che. Tipico caso di calciomercato estivo. I giornali d’estate devono pur scrivere di qualcosa. Ma in realtà a me la faccenda è rimasta impressa.
Tevez non giocava da mesi, era stato escluso dalla prima squadra. Infortuni, litigi con l’allenatore, mobbing. E ad un certo punto circola anche una voce, Tevez non riesce più a rientrare perchè è DEPRESSO.

Cavolo… Certo. E’ umano. Comrpensibile.
Se non fosse che Tevez è questo. Intendo lui. Qui.

La cosa per me è stata abbastanza difficile da elaborare. Come diamine fa ad essere depresso uno così, con quella faccia? Vera o falsa che fosse la notizia della sua depressione è stata un disastro. Nessuno c’ha creduto, nessuno ce lo vedeva. Lui è la sua faccia. Un sanguinario spietato tagliagole.

E invece poi mi viene in mente che il mondo è pieno di gente che ha una faccia o un corpo che non si merita. Che li condanna a restare incollati a dei cliché. E che in fondo è molto più coraggioso chi quei clichè cerca di romperli.

Uomini intrappolati nel corpo di donne, donne intrappolate nel corpo di uomini, donne intrappolate nel corpo di donne obese, rockers calvi, bastardi con la faccia d’angelo.

A pensarci bene c’è una intero settore industriale che da secoli cerca di portare soccorso a persone con il suo stesso problema.

N.B.