Che forma ha un Hype Cycle nella moda?

Fare moda significa fare innovazione, ricerca, significa spingere in avanti. Non esisterebbe nemmeno il concetto di moda senza quello di innovazione.

Eppure tutti noi siamo convinti in fondo che sia un settore industriale che fonda la propria ricerca e sviluppo su un innovazione più “effimera”, su fenomeni culturali e trend più che su reali sviluppi, come invece accade nelle altre industrie più “scientifiche”. Moda, arte, musica, sono mondi a parte.

Sbagliato.

The computer industry is the only industry that is more fashion-driven than women’s fashion.
Larry Ellison, Oracle CEO, contro la “moda” del Cloud Computing. Wall Street Journal: September 25, 2008.

L’Information Technology è a tutti gli effetti un settore che genera fenomeni culturali, trend e mode al pari se non più del fashion industry. Decifrare questi fenomeni, muoversi all’interno dei questo universo e decidere dove e quando investire è molto difficile.

E se come me lavorate nell’ICT da anni, sapete che per leggere le mode tecnologiche, per risolvere il problema dell’insicurezza, per dare una percezione di stabilità in un mondo così effimero esiste un santuario venerato e riverito da tutti i professionisti del settore. Gartner. Con la propria specifica figura di santone. L’analista Gartner.

Per chi non lo sapesse, Gartner è una società di analisi dei mercati ICT fantastica, che ha costruito la propria fortuna proprio sulla capacità di analizzare, descrivere e prevedere le “mode” relative alle tecnologie. In particolare da metà degli anni ‘90 Gartner ha prodotto uno strumento potentissimo, che tutti i manager IT conoscono. L’Hype Cycle.

 

In sostanza Gartner ha riconosciuto un pattern nel modo in cui le innovazioni ICT si diffondono. Ogni nuova tecnologia attraversa sempre alcune determinate fasi evolutive, 5 in tutto. La cosa che rende interessante questo approccio è che le “fasi” individuate hanno più un retrogusto “sociale” e “culturale” che scientifico, hanno cioè più a che vedere con il modo in cui l’innovazione impatta sul mondo reale, sui consumatori e sulle aziende, piuttosto che con il reale valore intrinseco di ogni specifica tecnologia.

Quello che mi piace in particolare è che Gartner ha capito e descritto come ogni innovazione ICT abbia un hype iniziale clamoroso, seguito poi da un classico momento di “rinculo”. L’hype negativo è dato dalla disillusione che si genera quando ogni nuova tecnologia viene testata sul campo, e ci si accorge che non mantiene esattamente le promesse che aveva dichiarato.

E’ ormai da tempo che, per gioco e distrazione, mi interrogo sull’applicazione dell’Hype Cycle di Gartner ad altri campi. Fenomeni politici, artistici, musicali. Pensate solo al percorso che ha avuto l’innovazione “federalismo fiscale” nella prassi politica e nel dibattito pubblico italiano. Mio modesto parere, l’Hype Cycle sembra descrivere abbastanza bene questo percorso.

Relativamente a questo blog, non so dire se questo ci insegni qualcosa sulle innovazioni nella moda.
Esiste un pattern simile per i fenomeni fashion? Esiste in particolare una fase di “hype negativo” e di disillusione per le innovazioni? E da cosa è generata questa disillusione?

Probabilmente il mondo della moda si basa su meccanismi “sociali” un po’ diversi da quelli dell’ICT, per cui non prenderei troppo alla lettera i suggerimenti su come maneggiare al meglio l’Hype Cycle di Gartner fuori dall’informatica (posto che possa funzionare davvero anche all’interno dell’ICT stessa).

Credo però che questo spieghi come Chris Anderson sia tutto sommato il naturale successore di Anna Wintour alla guida di Vogue.

 

N.B.